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L'indagine del libro tenta di rispondere proprio a questa domanda: da dove trae origine l'Archetipo del Triangolo di cui tutti siamo partecipi, prima o poi, anche se spesso in forma non diabolica?, è possibile, estrapolandoli dalla cronaca nera, e quindi dalla realtà, creare dei pattern ricorrenti, dei topoi, in cui il Triangolo Diabolico esercita la sua forza distruttrice, e poi ritrovare gli stessi schemi anche nella letteratura, nella fiction, nel cinema noir ?
Sorprendentemente, sembra proprio di sì.
Come spiega Bruno nella prefazione, il Triangolo Diabolico è “quella complessa dinamica delittuosa che scaturisce dall'interazione morbosa tra soggetti diversi – Lui-Lei-L'Altro”. L'archetipo del mondo, quindi, avrebbe una sorta di valenza cabalistica, e non starebbe nella coppia, ma nella triade, nel triangolo, nel numero tre – che fa la sua prima comparsa proprio nel giardino dell'Eden, in forma divina quando si tratta di Adamo, Eva e Dio, in forma diabolica quando si parla di Adamo, Eva e il Serpente.
È lo stesso Musci – con Minicangeli, uno dei fondatori del Neo-Noir di Roma, il “movimento - non movimento” di scrittori “neri” che teorizzano il crimine e la violenza narrati “dal punto di vista di Caino”, ossia dell'assassino – a chiarire la scelta dell'argomento del volume: se il noir , di solito, tende a occuparsi di figure-limite, detective criminali, o serial killer superuomini, questo libro vuole invece occuparsi di una figura che esuli dai tipici noir e che veda partecipe qualunque essere umano. Chi, infatti, non è stato protagonista di un triangolo, almeno una volta, anche se questo poi non è sfociato in un omicidio, in un suicidio, in una strage – insomma, in qualcosa di diabolico? Tutti abbiamo corso questo rischio, prima o poi. Allora, il libro di Minicangeli e Musci (scrittori che da anni si occupano dello studio del crimine mostruoso, spesso insieme a Bruno) parla di ognuno di noi. È importante inoltre ricordare che, mentre nella fiction il serial killer (vedi Hannibal Lecter) ci viene proposto come un soggetto estremamente intelligente, raffinato, spesso superiore alla media, quando ci spostiamo nel territorio del reale ci troviamo davanti a omicidi seriali che scaturiscono da infanzie distrutte, realtà terribili, violenze perpetrate sin dalla nascita, laddove, ancora oggi, il diverso rimane un obiettivo da isolare e distruggere, come già sosteneva Tozzi all'inizio del Novecento.
Tralasciando quello che Minicangeli chiama “immaginario da supermercato” e addentrandosi in una impervia indagine trans-disciplinare sull'animo umano, sulle pulsioni soggettive e collettive, e infine sul modus vivendi e cogitandi dell'umanità di tutti i tempi, Triangoli diabolici si rivela un'esplorazione sconcertante, e molto istruttiva, sui casi di cronaca nera più sconvolgenti della Storia – da Marie Madelaine d'Aubray, l'Avvelenatrice, a La Vosin, a Rina Fort (i cui occhi magnetici nessuno di noi potrà mai dimenticare), a Sonia Caleffi, l'infermiera serial killer di Lecco –, in una serie infinita di differenti Triangoli Diabolici, che però sembrano conservare alcuni topoi , primo fra tutti la figura immortale della dark lady , la donna fatale. Non solo: gli autori tentano di ritrovare gli stessi schemi, le stesse caratteristiche della vita reale nella fiction, raccontandoci, con la cruenta, narrativamente avvincente crudezza e linearità che li contraddistingue, trame di film e di libri, che spesso ricalcano gli stessi schemi della cronaca. Qual è il confine, allora, tra realtà e fantasia? Cosa viene prima, la letteratura o l'omicidio tra le mura di famiglia?
Ed ecco che, tra stragi efferate compiute in silenzio su genitori e figli, veleni e pistole, vittime bambine e adulte, Triangoli diabolici diviene un'analisi sull'istituto familiare, dato che la prima causa di morte, per le donne tra i 14 e il 40 anni, è proprio la violenza domestica, l'omicidio casalingo, la morte privata e sconvolgente. Dark ladies diventano miti, archetipi arcaici più antichi del mondo – come la storia di Lilith, magistralmente illustrata nelle pagine di questo volume –, e Fato e Nemesi si mescolano con il Tempo, lo Spazio e il Destino.
Gli autori si avvalgono di psicologia, criminologia, sociologia, statistica e filosofia e storia, per raccontare – con piglio accattivante e godibile, come solo due narratori navigati sanno fare – le paure e gli incubi che attraversano la vita di ogni uomo.
Il triangolo diabolico, allora, come topos maledetto, come archetipo infinito, che prende origine dal mito e che, attraverso la fiction e l'arte di ogni tempo, sfocia nella cronaca nera, nella vita di ogni giorno, diviene una materia di studio pressoché infinita, che sfiori tematiche anche iper-moderne, come la questione dei Pacs.
E ancora la domanda: cosa viene prima, la letteratura o la realtà?
Flaubert diceva che a volte la letteratura è ancora più immensa della vita: Bruno sostiene che la realtà sia di gran lunga superiore a qualunque letteratura. Minicangeli e Musci, scrittori di noir , giornalisti e ricercatori, non si fermano in superficie, ma vanno a indagare là dove le paure e gli orrori prendono forma e germogliano.
Il triangolo diabolico, allora, diventa distruzione della coppia, com-pulsione verso l'esterno, quando l'equilibrio tra due non è più perfetto come un tempo. Creazione di caos, di instabilità, di sovversione. In questo quadretto, l'omicidio, paradossalmente, diviene l'unico strumento per ristabilire l'ordine, per ritrovare l'equilibrio perduto, fosse anche con la morte.
Eternamente scomposti tra principio della realtà e principio del piacere, gli uomini e i miti vagano dispersi e disperati alla cieca ricerca della felicità, sempre affascinati da quello che lo stesso Bruno, in un'altra sede, ha definito, a ragione, “lo spettacolo della morte”.
Leggiamo infatti nel libro: “Nessuno ha mai visto piangere Caterina Fort. Sulle sue guance lisce e senza una ruga non c'è traccia di lacrime. Negli occhi neri ch'essa alza a tratti sugli avvocati, sui giudici, sui testimoni non v'è ombra di dolore. […] Per la maggior parte del pubblico, la sorpresa è stata la voce di Caterina Fort: una voce di bambina educata dalle suore, garbata e sottile, quale nessuno credeva che sarebbe mai uscita da quelle labbra gonfie e da quelle forti mascelle.”
Lombrosianamente, cerchiamo invano il gene della follia e dell'omicidio nei volti degli uomini, ancora e sempre increduli che una vita possa troncare un'altra vita, ma inconsciamente consci che tale sorte potrebbe toccarci in prima persona, prima o poi.
Un libro si offre al lettore su molti piani differenti: come una guida alla lettura, alla letteratura, alla visione di film d'autore, alla scoperta di miti e di leggende antiche; testo di studio, per penetrare nei dati concreti delle vite e delle morti; strumento di introspezione, per sondare il nostro inconscio. Una sorta di mappa del tesoro alla ricerca dell'Archetipo del Male.

(pubblicato su www.romanoir.it il 14.05.2007)

 

   


Roma Noir 2006
Modelli a confronto:
l'Italia, l'Europa, l'America

a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2006)

Descrizione

 

 

Che cos'è
Roma Noir

 


Concorso Letterario
Roma Noir 2007
per tre racconti inediti

Vincitori

1° classificato
Cuori Solitari
di
Valeria Raimondi

2° classificato
Il Perdono
di
Alessandro Morbidelli

3° classificato
Sequenza in nero
di
Marica Petrolati


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