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Il pellegrinaggio che Enrico Brizzi ha compiuto davvero attraverso la Via Francigena , tre lunghi mesi di cammino da Canterbury a Roma, ha dato due frutti. Un reportage in cinque puntate, pubblicato su L'Espresso, e un romanzo nero, nuovo di zecca, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro. E', quest'ultimo, un noir lirico, cadenzato come un chanson de gestes medioevale, intinto in un paesaggio dalla bellezza disarmante, antichi cieli mai più esplorati da nessun uomo, notti brave a bere e a cantare, confidenze tra goliardici amici, giornate di duro cammino. La domanda, però, è di oggi: Chi si nasconde, dietro la maschera dell'alterità?
L'ombra cattiva che bracca i quattro amici potrebbe essere di tutto. Un povero cristo disperso e disperato, un fedele compagno di ventura, un missionario dei nostri giorni, un omofobico vampiro d'anime perdute, un violentatore invasato, convertito alla morte. Chi è Bern?
È un libro insolito, l'ultimo romanzo di Brizzi, sperimentale e multirazziale, come la società in cui viviamo. Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro , fuoriuscendo dalla gabbia dei generi, rivela venature espressioniste e impatta con un botto sul lettore, deflagrando in una miriade di substrati. Con un linguaggio straniante, che sembra arrivare direttamente dai romanzi cavallereschi e dal gotico medioevale, l'autore racconta un pellegrinaggio in bilico tra l'ipercontemporaneo e il passato più remoto, anche sotto forma di tempi verbali. Il pellegrino di ieri incontra l'uomo disorientato di oggi nella zona d'ombra che ci tortura da sempre.
Tutti tra i venticinque e i trent'anni di età, tutti più o meno segnati nell'anima e nel corpo da un lavoro precario, difficile, senza prospettive, da un'esistenza incerta ma da un innato bisogno di conoscere di più, e più a o fondo, tre amici prendono parte a un progetto nato dal desiderio di un quarto, il protagonista del libro, il “punto di vista” della storia. E' lui il capo di questa giovane, festante combriccola, è lui il “nostromo”, la guida disorientata ma ostinata di un pellegrinaggio che parte da Canterbury e che ha come meta Roma. È il suo il “ringraziamento” che dà vita a questa storia.
Il protagonista, appellato con un incalzante tu dalla voce narrante per tutto il corso della storia, sembra continuamente confondersi con l'io leggente. Chiamato in causa con il corpo e il sentimento, vestito da pellegrino e calato in una storia di sangue, interrogato sui propri principi e sulla propria condizione esistenziale, il lettore non può più sottrarsi. Deve essere parte integrante del libro. O meglio, ne diventa il protagonista egli stesso.
Due sciarade, allora, nel corpo di questo romanzo. Una intessuta di assenza e reticenze, che porta con sé un messaggio di speranza. Un'altra nera, come carica di pioggia, forgiata nel sangue e lavata in una fede cristiana esasperata e inquisitoria.
Dopo la “Trilogia della giovinezza” (iniziata con Jack Frusciante è uscito dal gruppo , fortunatissimo apripista di quelle che furono definite come scritture “cannibali”), due titoli grafici, una graphic novel, uno spettacolo di letteratura e musica rock dal quale è nato un cd, e molto altro, Brizzi sa rinnovare ancora una volta la sua scrittura. Non arroccandosi su strutture e stili e temi preconcetti o premeditati, il papà del buon vecchio, giovanissimo Alex sa imbarcarsi in una nuova avventura che lo vede più maturo, più riflessivo, quasi spirituale. Meno arrabbiato, combattivo, dissacrante di Bastogne , per esempio, meno intransigente con il mondo, come riconciliato con se stesso. La sperimentazione, però, di certo rimane nella lingua, e nella mescidazione dei generi, continua, che alla fine dà vita a un libro che è anche una guida lungo la via Francigena . , acquerellata con toni vividi e verosimiglianti fin nel particolare.
Chi è Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro ? Prima di iniziare a leggere, pensavo fosse lo stesso Brizzi. Mi sembrava una metafora bellissima: lo scrittore che è un pellegrino, e che è pellegrino con tutto se stesso, ma rimane per sempre scrittore, in qualsiasi situazione, poichè la scrittura è nel sangue, tanto che gli diventano “le braccia d'inchiostro”. Poi ho scoperto che è Bern, l'uomo ombra, a dare il nome a questa nuova fatica di Brizzi.
La mia ipotesi, però, non si è dimostrata del tutto imprecisa. Il bene e il male, il tu narrato e l'uomo-enigma, il “nostromo”, fautore del viaggio, e Bern, incidente di tutta una vita, sono, alfine, inevitabilmente sfumati l'uno nell'altro, interconnessi durante il tuo corso della storia, e ancor più nel finale, alla continua scoperta, come animali o bambini, delle reciproche vite. Cifra di tutto, anche di questa difficile, pericolosa scoperta, è per sempre il viaggio. Come mezzo di espiazione e di crescita, come necessità di esplorazione dell'alterità e del mistero, come messa in gioco di se stessi. In una età, storica e umana, in cui non si è più ragazzini, ma nemmeno uomini fatti. Un'età in cui bisogna decidere che genere di uomini abbiamo intenzione essere.

(pubblicato su www.romanoir.it il 23.05.2007)

   


Roma Noir 2006
Modelli a confronto:
l'Italia, l'Europa, l'America

a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2006)

Descrizione

 

 

Che cos'è
Roma Noir

 


Concorso Letterario
Roma Noir 2007
per tre racconti inediti

Vincitori

1° classificato
Cuori Solitari
di
Valeria Raimondi

2° classificato
Il Perdono
di
Alessandro Morbidelli

3° classificato
Sequenza in nero
di
Marica Petrolati


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