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Il risultato di questo amalgama è un noir d'inchiesta che punta il proprio occhio indagatore e penetrante sul serio problema della tecno-spazzatura. Questo genere di rifiuti infatti è prodotto in grande quantità dai paesi industrializzati (si parla di cifre impressionanti se si pensa che ognuno di noi produce circa quattordici chilogrammi di rifiuti elettronici l'anno) e molto difficoltoso da smaltire. Lo smaltimento richiede infatti un lungo processo dai costi molto elevati che troppo spesso viene volontariamente ignorato a fini di lucro da affaristi senza scrupoli, che preferiscono scaricare illegalmente questi rifiuti, quasi sempre contenenti sostanze tossiche e pericolose, nei paesi del terzo mondo.
Anche la trama è doppia; gioca sull'intrecciarsi di due storie in apparenza tra loro molto distanti ma in realtà strettamente connesse: la storia di Matteo, un bambino autistico appassionato di informatica che, a causa di uno scherzo dei compagni di classe, scoprirà e renderà nota una discarica abusiva di rifiuti elettronici in un parco, e la indagini del militare Kimmie Dou in Liberia riguardo al traffico internazionale di armi.
Il punto di vista è continuamente alternato tra Piemonte e Liberia in un intrecciarsi della trama che si fa mano a mano sempre più stretto fino a rendere profondamente legate storie che in apparenza risultano essere distanti e incompatibili.
La storia ambientata in Italia che racconta la vita dei bambini a scuola e i piccoli e grandi drammi giornalieri, contrasta in modo sempre più stridente con la realtà liberiana fatta di sangue e ferite, di guerra e di morte, di bambini sfruttati e schiavizzati come manodopera nelle discariche tossiche di elettrodomestici.
La narrazione si sviluppa con ritmo incalzante e si fa sempre più dura. Inesorabilmente, sotto la patina della quotidianità, si inizia a intravedere lo stretto ordito di inganni e marciume che si cela proprio davanti ai nostri occhi. Questi noir d'inchiesta della collana Verde Nero infatti lasciano sgomenti proprio per il fatto che, nonostante le storie raccontate e i personaggi siano inventati, le problematiche e i dati corrispondano invece alla realtà. Una realtà con cui conviviamo tutti i giorni, ottusamente ignari dei crimini contro l'ambiente e l'umanità che meticolosamente vengono perpetrati per vantaggi esclusivamente economici.
L'Albero dei Microchip, insieme agli altri noir della serie, ci sensibilizza e aiuta a prendere coscienza della reale situazione in cui viviamo, delle vere emergenze di cui poco parlano i mezzi di comunicazione e di questo nuovo male, fatto di devastazioni ambientali, morti occulte e schiavi, che avanza e che logora il mondo, silenzioso e nascosto, sempre più difficile da identificare chiaramente ma con il quale, nostro malgrado, conviviamo.
E se il noir, per sua stessa natura, è in grado di raccontarci la realtà nella sua vera e più profonda essenza, è proprio grazie inchieste di questo tipo che possiamo finalmente prendere coscienza dei crimini che ci circondano e delle forme di difesa che abbiamo sviluppato per non accorgercene, volutamente o meno.

(pubblicato su www.romanoir.it il 11.07.2009)

   


Roma Noir 2008
"Hannibal the Cannibal c'est moi?" Realismo e finzione nel romanzo noir italiano

a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2008)
























Concorso Letterario
Roma Noir 2009
per tre racconti inediti


Vincitori

1° classificato
Sala d'attesa
di
Carmen Maffione

2° classificato
Terapia d'urto
di
Silvia Premoli

3° classificato ex aequo
Il demone della Buonanotte
di
Andrea Franco

3° classificato ex aequo
Dolcemente verso il basso
di
Massimiliano Govoni


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