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Entrambi i detentori di questa conoscenza le si incollano dentro, cercano di sollevarla e di spingerla, a turno, tirando sempre l'uno dalla parte opposta all'altro. Così Nanni Malatesta, il dio fatto uomo e viceversa, entra nella sua vita, o forse vi viene trascinato, e getta l'ombra della notte sull'esistenza fino ad allora soffocata dalla luce dei volti di passaggio, quelli degli ex fidanzati, delle amiche tutto pepe, dei corteggiatori e degli articoletti da giornalista precaria. La colpisce con armi talmente strane e stravaganti che lei non può contrastarle, innalzandosi di fronte a lei con l'imprevedibilità dei gesti, degli impulsi, delle ossessioni. Amore e foga, rabbia e rifiuto. Questo è il loro amore. Molteplici arabeschi dipinti tutti sulla stessa tela da pittori inconsapevoli.
Linda cade, viene trascinata con la forza di una corrente inarrestabile verso un vortice.
E poi lo schianto.
Un lampo nella notte che nasce da appunti frammentati rubati all'agendina del suo traballante piedistallo umano. Perché il suo amore fa visite periodiche ad uno psicanalista? Eccolo entrare in scena, il dottor Gianfranco Cranio, l'uomo che tirerà Linda per il verso opposto. L'amico che la metterà di fronte a tutto quello che nella sua vita si è tinto di sangue, l'uomo che le farà ricordare che in realtà le persone hanno i capelli arancio e non rossi. Se la notte è il momento mistico di Linda e Nanni, l'aperitivo diventa quello di Linda e Cranio. Dove il mistero di Nanni sarà giubilo e oblio, così la sincerità dell'altro lo sarà altrettanto. Ma tutto sotto la penombra macabra e tagliente di una realtà che si mostra in tutta la sua pienezza soltanto all'ultima pagina.
Invece Linda è un esordio narrativo che colpisce nel segno, ritagliandosi un posto in vista nella produzione noir che sta coinvolgendo il mercato narrativo italiano. Le vicende della protagonista, io narrante per tutta la durata del romanzo, si definiscono attraverso capitoli che prendono il nome di un tempo e un modo verbale (“Trapassato prossimo”, “Indicativo presente”, “Passato prossimo”, “Congiuntivo imperfetto”, “Passato remoto”, “Imperativo negativo”, “Futuro anteriore”, “Consecutio temporum”, ed un outsider che essendo tale porta il nome di “Fuori tempo”), e guidano la narrazione. Un andare a braccetto con il tempo che rende chiare le vicende del passato dei personaggi e stringe l'attenzione del lettore intorno all'enigma del presente di una Linda in bilico tra la veglia ed il sogno.
Laura Campiglio, giornalista e sceneggiatrice, scrive un noir psicologico e sottile, dove soltanto l'attenzione per le sfumature può portare alla resa dei conti. Angoscia e profonda riflessione interiore conducono ad un bivio, un crocevia che ha soltanto una strada esatta, l'altra non porta da nessuna parte. Si giunge fino a questo punto attraverso una narrazione spesso ironica e spassosa, mai offuscata dalla nebulosa pesantezza del dramma ad ogni costo. Il “senso della frase”, come lo definisce Pinketts nella già citata prefazione, “…è il punto di arrivo del concetto espresso quando la frase è ancora nell'utero…”. Così il linguaggio di Linda rimane sempre alla portata del lettore, lo coinvolge, lo prende per mano e lo conduce nell'esistenza di una ragazza che potrebbe essere una nostra vicina di casa. Ce la fa amare, odiare, compiangere e invidiare. E quando proprio non la vogliamo vedere, ce la fa passare davanti con il suo stacco di gamba, magari sulle strisce pedonali. L'importante è avere poi il tempo di frenare.

(pubblicato su www.romanoir.it il 17.04.2007)

   


Roma Noir 2006
Modelli a confronto:
l'Italia, l'Europa, l'America

a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2006)

Descrizione

 

 

Che cos'è
Roma Noir

 


Concorso Letterario
Roma Noir 2007
per tre racconti inediti

Vincitori

1° classificato
Cuori Solitari
di
Valeria Raimondi

2° classificato
Il Perdono
di
Alessandro Morbidelli

3° classificato
Sequenza in nero
di
Marica Petrolati


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