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Le tre diaboliche Ninfette riescono, con metodica e malvagia costanza, a portare morte e scompiglio nel sonnolento collegio. Tra orge di sesso e di droga, incesti, stupri, torture e sedute di bellezza, la vita di Desdemona, che si professa, al contempo, amante di Dio e di Satana, scorre in un crescendo di violenza e di autoesaltazione stupefatta. Per dodici mesi, le Ninfette si esercitano a distruggere quanto di pusillanime e brutto il collegio barocco, ai loro occhi, nasconda. “Somma di due sacralità contrapposte e identiche”, “Eroina dell'Estasi” nei secoli dei secoli, Desdemona, nascosta nel suo involucro di quattordicenne pura, educata e amorevole, tiene sapientemente le redini della sua doppia vita: collegiale modello davanti alle istitutrici Polissena e Pelopia, alla severa direttrice Andromaca, alla debole insegnante Giocasta – che una a una cadranno, inconsapevoli, nella sua trappola –, satanica ninfetta della droga e del sesso nella sua stanza, alcova di ogni turpitudine, tra le sue amiche immorali, in mezzo ai suoi adepti.
Ancora una volta narratrice dagli audaci codici stilistici e morali, Isabella Santacroce, qui al suo ottavo libro, compie una profonda sterzata rispetto al suo precedente romanzo. Tanto Zoo è storia intima e grido di dolore di un'adolescente deprivata della vita da una madre padrona e un padre innamorato, calata in un mondo di sbarre, in un zoo senza uscita; quanto V.M.18 è romanzo del deliquio, del gusto per l'osceno e per il particolare morboso, della violenza barocca, manierata come il linguaggio adoperato nella scrittura. Sullo scheletro di una tragedia greca – come succede in altri romanzi della Santacroce, tra i quali anche Zoo –, la scrittrice con gli occhi di diavolo abbandona la ragazzina riminese protagonista di Fluo e tutte le bambole iper-contemporanee dei suoi precedenti lavori per calarsi in atmosfere di certo molto più pericolose, e passeggiare su territori al confine, al limite tra il satanismo e lo stravolgimento di ogni tipo di codice.
Al centro, da sempre, di critiche discordanti per lo stile e gli argomentati affrontati, poetessa del dissidio e della violenza, del dolore di vivere e dell'anima dilaniata, strappata dal corpo, Isabella Santacroce, barocca e pomposa, capovolge, in questo romanzo, i concetti di Male e di Bene, di Bello e di Brutto, di Giusto e Sbagliato. Raccontando di una diavolessa moglie di Dio, la Santacroce veste nuovamente le sue bambole di trucchi, droghe e pesanti drappi – se possibile, questa volta ancor più voluminosi e insidianti – atti a nascondere, a proteggere, a salvaguardare, a cullare, un'anima forse ancora e sempre troppo fragile. Come un'armatura a proteggere il corpo. Come una maschera, da cambiare a seconda di chi si voglia apparire. Come una madre.


Intervista a Isabella Santacroce

In due parole, cos'è V.M . 18? Che storia racconta?

La mia scrittura a nulla assomiglia. Io disprezzo la letteratura italiana contemporanea. Io voglio distruggere la tediosissima letteratura italiana, gli imperterriti scribacchini, i valorosi imbrattacarte, la loro ignominia. Non amo parlare dei miei libri, è sempre una violenza per me parlare di loro. I libri sono “gli assenti”. E' parlare con chi non può sentire. E' per me una sorta di tradimento. Perciò ora sto tradendo V.M.18. V.M.18 racconta i dodici mesi del Collegio Delle Fanciulle, dove Desdemona, in compagnia delle Spietate Ninfette, Cassandra e Animone, si prodiga nella distruzione di ogni purezza inneggiando l'ardimento, efficace arma per l'uccisione della morale, morale figlia della paura, di ogni umano rimpicciolimento.

Mi sembra che, da Fluo a V.M. 18 , un'unica donna-ninfetta si faccia strada nella vita e nel mondo di cui Lei stessa è protagonista, combattendo contro la pusillanimità e le convenzioni, spesso a costo di omicidi, suicidi, sangue, uso di droghe, sesso spietato.

Dall'uscita di V.M.18 tanti sono stati gli insulti, le minacce, gli auguri di morte. Sono stata anche incolpata del tentato suicidio di una diciannovenne. Inoltre mi hanno scritto madri incolpandomi d'aver rovinato le loro figlie. Rispondo a questa tua domanda con queste parole che ho pubblicato sul mio blog: Le Spietate Ninfette non sono solo efferato erotismo, libertinaggio sfrenato e feroce sensualità. Questo in tanti l'hanno capito. Io incrocio per strada tante dolci quattordicenni uccise dagli adulti. Io spero di incrociare per strada tanti adulti uccisi da dolci quattordicenni.  Io incrocio per strada tanta purezza uccisa dai cadaveri. Io spero di incrociare per strada tanti cadaveri uccisi dalla purezza. "Desdemona sogna una strage di questi cadaveri che l'indice puntano contro uno specchio cercando di sfregiare il riflesso che vedono". Da sempre i personaggi dei miei libri combattono contro l'ignominia degli adulti. Come ha scritto la poetessa Mariangela Gualtieri “gli adulti sono ragazzi morti”.

V.M. 18 presenta un linguaggio profondamente estetizzante, decadente, settecentesco. Scrive che, più che ispirarsi ad autori come il Marchese de Sade, è stata Lei stessa a inventare questo linguaggio. Definisce la letteratura sempre da un punto di vista corporeo, come carne e sangue, e ogni libro come un parto. Vuole raccontarci di questo rapporto strettissimo tra la letteratura e il corpo? vuole parlarci della sua costante ricerca sul linguaggio?

Non mi piace ispirarmi ad autori, preferisco sia la vita a ispirarmi. In lei trovo le parole, nella solitudine del mio corpo. Il mio corpo è un alfabeto di carne. Quando scrivo, ad esempio per scrivere V.M.18 , mi sono allenata molto in palestra, perché bisognavo di un corpo potente. La potenza del mio corpo arriva alla scrittura. La sua bellezza anche. Se avessi un brutto corpo non scriverei, se avessi un corpo debole non scriverei. Ho bisogno di sentirlo forte. Ho bisogno di questa madre potente e bella, in grado di mettere al mondo un figlio che lo sia altrettanto. Amo le belle poetesse, Anne Sexton era bellissima. Nella mia costante ricerca del linguaggio esiste una costante ricerca di bellezza, e la bellezza che cerco è dove tutto finisce, in quell'inizio all'inverso, dove l'umano scompare, e il divino potentemente danza.

Scrive che ha pensato al titolo V.M. 18 come una sorta di paradosso: sono proprio delle minorenni, qui, le protagoniste di un libro vietato ai minori. I paradossi, mi sembra, sono il cardine di questo romanzo: l'inversione dei valori (bene per male e male per bene), della morale, della concezione della religione, del linguaggio e quant'altro si ritrovano in ogni pagina di V.M. 18. Cos'è per la sua letteratura il paradosso? Quanto è utile nella sua personale ricerca del sublime letterario?

La fondazione di una nuova lingua, e la creazione di un discorso paradossale, sono l'unica controcensura possibile. Ho usato entrambi in V.M.18 Inoltre il libertinaggio è per me un sovvertimento dei codici morali. La morale libertina non si fonda nel distruggere ma nello sviare, in quanto la miglior sovversione consiste nello sfigurare i codici. Oltre a ciò il libertino contraddice l'immoralismo corrente, lo deride. Ad esempio, ciò che io chiamo in V.M.18 sofisticazione delle voglie, viene solitamente considerata dai rigoristi perversione. Il paradosso è anche grandiosa possibilità di deformare la realtà, di rovesciarla, così come ho fatto in V.M.18 creando un universo capovolto.

V.M. 18 è un continuo montare di efferatezze e di “peccati” mortali. Qual è la funzione letteraria di un surplus di sesso violento tale da diventare quasi “normale” man mano che si approfondisce la lettura del romanzo?

Uccidere, questa è la funzione, uccidere. La purezza che uccido in V.M.18, è l'infamia di chi quotidianamente uccide la purezza. Come ho già detto, V.M.18 è un universo capovolto. Mentre uccidevo quella purezza, stavo uccidendo l'infamia di chi quotidianamente uccide la purezza.

Vuole parlarci dei Suoi progetti futuri?

Non morire.

(pubblicato su www.romanoir.it il 26.09.2007)


   


Roma Noir 2006
Modelli a confronto:
l'Italia, l'Europa, l'America

a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2006)

Descrizione

 

 

Che cos'è
Roma Noir

 


Concorso Letterario
Roma Noir 2007
per tre racconti inediti

Vincitori

1° classificato
Cuori Solitari
di
Valeria Raimondi

2° classificato
Il Perdono
di
Alessandro Morbidelli

3° classificato
Sequenza in nero
di
Marica Petrolati


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