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È così che cominciano i suoi conti in sospeso, tre anni prima, precisamente il giorno in cui Nicola si è alzato dallo sgabello di un bar in Via Nazionale, lo ha salutato quasi con nostalgia ed è uscito. Dritto dritto per andarsi ad ammazzare. Alessio non ha fatto niente per fermarlo, nonostante in fondo sapesse cosa il suo migliore amico aveva in mente. Perché ha lasciato che morisse? È lui il vero colpevole di tutto? E da dove nasce tutto questo dolore?
Tre anni, dal momento della morte di Nicola, tre anni da Valeria, tre anni dalla precedente vita di Alessio. Tre anni che portano stampati addosso una sola domanda: cosa accadeva alle Ballerine della Notte? Le Ballerine della notte erano delle prostitute che un giorno, una ad una, avevano cominciato a morire. La polizia le ritrovava nelle discariche, nei posti più disparati, ed erano tutte sfigurate. E morte. Alessio e Nicola avevano cominciato ad indagare sul caso, ma avevano finito solo per girare a vuoto nelle strade più malfamate di Roma. Si erano fatti risucchiare dalle loro storie. E Nicola, alla fine, era morto. Questo, tre anni prima. Ora, forse, è giunto il momento, forzatamente il momento di capire.
I conti in sospeso di Marco Minicangeli, scrittore e saggista, appartenente al gruppo NeoNoir di Roma, sembrano montargli nella penna a ogni voltar di pagina. È un fumetto noir alla Frank Miller, il secondo romanzo di Minicangeli, per certe pagine sulle Ballerine della Notte che ricordano prepotentemente storie come Il cliente ha sempre ragione in cui, dalla stessa Città Vecchia di Miller, sembra risorgere il dannato quartiere Borgo di Minicangeli, con le prostitute morte e i boss e gli scagnozzi. È un'intensa resa dei conti con la vita, questa ballata dolorosa e nera, che attanaglia il lettore e lo scuote dalle spalle: una sorta di lirica incitazione a svegliarsi, una volta per tutte. Perché non è mai troppo tardi. Ma certe volte è tardi troppo presto.
Snuff movies , pericolosi vincoli di parentela, il ricordo, assillante rimorso della morte di Nicola, i corpi morti delle ballerine, le strade di Roma, che Alessio batte in lungo e in largo, con ogni mezzo di locomozione, quasi che Roma fosse la sola amica rimasta, ossessionano la mente e la vita dell'ex poliziotto braccato dal destino. Destinato ad agire, più ancora che consapevole delle proprie scelte.
Dove porta la strada nera e buia, costellata di sangue e di dolore, che Alessio, imperterrito, ha deciso di seguire? Man mano che il tempo infame batte i propri colpi lugubri sulle giornate on the road d Alessio, i conti in sospeso si moltiplicano, invece di diminuire, e anche gli scheletri che sembravano riposare quieti nell'armadio si risvegliano.
Da sempre scrittore di true crime e noir , autore di saggi come La mano sinistra di Dio , Malaroma e il recentissimo Triangoli diabolici , un libro ricco non solo di storia del crimine, ma anche di accattivanti spunti narrativi, Minicangeli è qui al suo secondo romanzo. Un romanzo noir da tutti i punti di vista, dove l'esperienza, la mano acquisita con l'impegnativa esperienza dei saggi morde il freno per raccontare una storia senza smielature, decisa e cruda, violenta e agghiacciante. Racconta, Minicangeli, allora, racconta con frasi brevi, smozzicate, a scatti. Con dialoghi veloci, pochi aggettivi, molta azione. Senza false speranze né promesse insolute. Racconta sempre nuovi interrogativi, continui colpi di scena, e un gomitolo che si ingarbuglia vorticosamente, crescendo a vista d'occhio sotto gli occhi straniti del lettore. Nuove corrispondenze si creano tra personaggi che sembravano non avere nulla a che fare l'uno con l'altro, mentre il nero invade completamente la scena. Minicangeli racconta un io narrante al limite della disperazione, arrabbiato con la società, col mondo, ma più di tutto con se stesso. Un io narrante che diviene sempre più il fulcro di una serie infinita di collegamenti tra persone, luoghi e tempi. È lui il proverbiale bandolo della matassa e, allo stesso tempo, l'unico in grado di dipanarla sino in fondo. Ma avrà il coraggio, Alessio, di non fermarsi anche stavolta?, di giocare la sua partita a scacchi col passato?
Minicangeli mette qui in scena un io narrante che non può più sfuggire al proprio passato, perché il presente non è che la proiezione, l'ombra di quanto accaduto tre anni prima, uno spettro mangiato dai rimorsi, di cui bisogna liberarsi, se non si vuole soccombere al presente. Presente che non esiste, se non come resa dei conti del passato, e Minicangeli non lesina di mostrarcelo continuamente, con i fatti e i personaggi ma anche con una sorta di subcodice, quando per esempio redige il primo capitolo ambientato tre anni prima dell'azione al presente, e tutto il resto del libro al passato. A significare, probabilmente, proprio lo schiacciante predominio del passato sul presente. Un presente fatto di bruciature sulla scrivania, che si deve affrontare, una volta per tutte e con una buona dose di incoscienza. Sperando che i conti a un certo punto comincino a tornare. Che i rimorsi smettano di rosicchiare le giornate. Che i bambini mai nati si tramutino in figli sorridenti. Che ci sia un momento di pace, almeno uno, nella notte.


Intervista a Marco Minicangeli

Come riassumeresti in una frase Conti in sospeso?

La storia di una vendetta estrema

Cos’è per te un noir? In che cosa Alessio si discosta da quelli che sono i canoni di questo genere?

La definizione di noir che mi piace è stata data da uno scrittore americano, che ha detto che il “noir è una storia che inizia male e finisce peggio”. Da questo punto di vista C.I.S. non è un noir a tutto tondo, perché inizia male e finisce male. Insomma… lasciamo un minimo di speranza.
Per quanto riguarda Alessio Zeni, diciamo che lui è un character che ricalca gli stereotipi del genere, se non fosse che alla fine capisce che l’indagine che va seguendo ha per oggetto lui stesso.

Cosa sono per te i conti in sospeso? Ne hai?

Sì, come tutti. Fanno parte dei nostri bagagli personali (persi).

Credi che nella vita sia possibile pareggiare questi conti?

No. “A volte le cose si rompono, e allora bisogna buttarle”.

Come lavori a un romanzo?

Faccio l’esatto contrario che consigliano le scuole di scrittura, ma non credo che poi ci sia nessuno che segua quelle regole alla lettera. E’ strano: sono “grumi” di storia, passaggi, situazioni che mi cadono letteralmente addosso nei momenti più impensati. Potrei dirti, passaggio x passaggio dove ho scritto (sempre assolutamente a mano) i blocchi del romanzo. Solo in un secondo trascrivo. Mi rendo conto che il tutto è molto poco professionale, ma è così.

Mi sembra che i conti in sospeso di Alessio siano, ancor più che con le persone vive, con la Morte in persona. Cosa ne pensi?

Vero, assolutamente. Lui si sente in colpa: il suo conto in sospeso è con il suo ex collega che lui, in qualche modo, ha lasciato morire. Solo in un secondo momento ha capito che aveva fatto una cosa stupida, che c’è innanzitutto la vita. E questo gli ha sputtanato la vita. Tutto quello che lo circonda ora è solo il risultato di quella morte che lui non ha potuto (o voluto) fermare.

Scrivi che tuo figlio Jacopo ha ispirato questo e altri libri. Come?

Mi ha costretto a raccontare. I bambini è questo che vogliono: vogliono un approccio narrativo alla vita.

Com’è stato scritto, Conti in sospeso denuncia le brutture della nostra società. Esiste secondo te una funzione sociale della letteratura? C’è nel tuo libro?

Questo è un discorso pericoloso, se vuoi. Se partiamo da questo punto di vista, poi potremmo arrivare all’etica della letteratura che di disastri ne ha fatti tanti. Forse è anche un discorso troppo grosso per me, che non mi sento in grado di affrontare. Io comunque credo che dovere del narratore sia raccontare una storia, non fare denuncia sociale. E’ ovvio però che se ti metti a raccontare il peggiore dei mondi possibili, allora la denuncia diventa implicita.

Fai parte del gruppo NeoNoir di Roma.

E’ la più bella esperienza della mia vita. Anche perché i NeoNoir non avevano un programma da seguire o un manifesto. Ci siamo ritrovato quasi per incanto, ma ognuno dei membri che ne ha fatto parte aveva la massima libertà d’espressione e non si sentiva vincolato a seguire delle linee guida. Da questo punto di vista, lasciami ringraziare due persone come Fabio Giovannini e Antonio Tentori che sono riusciti a fare da catalizzatori.

Sembra che per ogni personaggio del libro, anche per i più marginali, tu abbia lavorato perché lasciasse una traccia di sé nella mente del lettore.

Dietro c’è molto lavoro, te l’assicuro. Immaginare tutti i fili narrativi e poi farli arrivare allo stesso punto. Una fatica. Soprattutto per il fatto che ogni personaggio che appare nella scena deve avere un senso, non essere gratuito e messo lì per svolgere quella singola azione importante nella storia. Il lettore quello lo sente e dopo dieci pagine chiude il libro perché non ti segue più.

E’ possibile che un personaggio, una storia, un’idea ossessionino uno scrittore?

Sì. Io sono ossessionato da Erica, il personaggio principale del primo romanzo (cyber) che non sono mai riuscito a pubblicare nonostante sia arrivato tra i primi otto del concorso Solaria di Fanucci. Lei è lì, sempre nella mia mente, pronta a scappare fuori ogni volta che se ne presenta l’occasione. Le ho promesso che prima o poi avrà vita, dovessi farlo a spese mie. In qualche maniera glielo devo.

A cosa stai lavorando, ora?

A un altro romanzo. Vedremo.

(Pubblicato su www.romanoir.it il 26.09.2007)


   


Roma Noir 2006
Modelli a confronto:
l'Italia, l'Europa, l'America

a cura di Elisabetta Mondello
(Robin Edizioni 2006)

Descrizione

 

 

Che cos'è
Roma Noir

 


Concorso Letterario
Roma Noir 2007
per tre racconti inediti

Vincitori

1° classificato
Cuori Solitari
di
Valeria Raimondi

2° classificato
Il Perdono
di
Alessandro Morbidelli

3° classificato
Sequenza in nero
di
Marica Petrolati


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